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10 agosto 2009

Paesi baschi - parte seconda

Venerdì 24 luglio 2009

Al mattino Lorenzo fa una ricca colazione all’hotel con noi, poi le nostre strade si dividono: lui punta ad una vetta insieme ad Indi e noi pianifichiamo con la signorina Tom Tom una tappa per i Paesi baschi senza autostrada. Lei ci prende in parola e trova tutte le scorciatoie tra i monti dell’Aragona. Notevole la strada che ci porta sull’altopiano di Laguarta dove un branco di pecore ci attraversa lentamente la strada. Sembra strano viaggiare senza Indi.


Dall’Aragona alla Navarra: finite le strade minori si prosegue per Jaca e superstrada per Pamplona, passando per l’Envalse de Yesa, un grande lago artificiale assolutamente sprovvisto di posti di ristoro. Infine siamo nel Pais Vasco, anzi in Euskadi o Euskal Herria. I Paesi Baschi comprendono tre province: quella di San Sebastian (Donostia) che si chiama Gipuzkoa, quella di Bilbao (Bilbo) che si chiama Bizkaia e quella di Vittoria che si chiama Araba. Dobbiamo familiarizzare con i cartelli bilingue, anche se quelli in basco non aiutano molto il viaggiatore.

Mini lezione di basco:

Ongi etorri = benvenuti

Erdia = centro

Kalea = via, strada

Komuna = toilette

Kontuz! = attenzione!

Nekazal = agriturismo o casa rural

Pintxos = tapas, stuzzichini (famosissimi!)

Txacoli = vino bianco leggero

La strada lambisce S.Sebastian e ci porta verso Bilbao. Noi usciremo a Lezama dove abbiamo prenotato la Casa Rural Matsa. (Per chi è interessato abbiamo l’elenco delle CR, case rural della zona, graziose e convenienti). Lezama però è piuttosto anonima: uno stradone (Aretxalde) con case e semafori (ma quanti semafori ci sono in Spagna, persino sulle rotonde!). La presenza minacciosa di un cementificio ci allarma facendoci dubitare della saggezza della nostra scelta; la casa Matsa dovrebbe essere qui, ma la signorina non la conosce. Chiediamo a un locale (nessuno sembra parlare basco) che ci indica una strada bianca in salita: siamo felici di allontanarci dal Park tecnologico. Non facciamo molta strada, ma la casa Matsa è immersa nel verde e veramente incantevole! I gestori sono gentilissimi e ci capiamo benissimo con uno spagnolo-italiano (nel senso che loro non conoscono l’italiano, noi non conosciamo lo spagnolo, ma l’intesa è pressoché perfetta). Ci hanno assegnato una camera con ampio balcone e vista sul prato-giardino curatissimo. Abbiamo anche un soppalco in legno, anche se non praticabile. Come dice la guida Lonely, un due stelle in casa rural è superiore ad un hotel pari grado.


La camera costa 62,72 a notte, il desayuno 5,33 per uno, il parcheggio e internet sono gratuiti.

Qui passeremo 5 notti, quindi traslochiamo le nostre cose dalla valigia all’armadio e ci riposiamo. Una telefonata di Lorenzo ci comunica che lui e Indi hanno raggiunto i 3000 m, ma che Indi, che lo seguirebbe ovunque, è stata veramente provata dalla pietrosa e assolata strada del ritorno; il locale veterinario, interpellato telefonicamente, parla di un colpo di sole e ordina fresco e riposo per il povero cane. Mille raccomandazioni a Lorenzo, ma ci sembra convinto: il ragazzo concluderà le sue vacanze in un agriturismo con piscina dove lo raggiungerà Francesca (in fondo non ci sembra un gran sacrificio).

Su consiglio della giovane proprietaria del Matsa andiamo a cenare al Lejarrene Jatetxea, ristorante dal nome impronunciabile le cui cucine non aprono prima delle 9 di sera. Nonostante l’attesa (a Lezama non si sa proprio come passare il tempo e noi siamo digiuni dal mattino perché in viaggio non mangiamo) e la mancanza di menu scritto, la cena è superba. Io ho ordinato quasi a caso e mi sono vista arrivare dei gustosissimi astici, Paolo dichiara di aver mangiato il baccalà con la salsa più buona al mondo, come vino della casa arriva il Txacoli, fresco e leggero. Concludiamo con un insuperabile flan con nata (crème caramel con panna). Il tutto per 57 euro.

Sabato 25 luglio 2009

Il programma è andare al Museo Guggenheim di Bilbao. Dopo il deayuno (sumo di arancia, cornetto gigante, caffèllatte, pane tostato, burro e marmellata), ci arriviamo in 15 minuti. Il museo è ben visibile sul fiume di Bilbao e, poiché le 9 del mattino in Spagna sono come l’alba, possiamo parcheggiamo facilmente in centro. Mentre traffichiamo con la colonnina del parcometro (ma come si chiama?), un passante ci annuncia che sabato e domenica è fiesta e non si paga. Le pareti curve lucide del Guggenheim, un po’ pesce e un po’ nave, spuntano tra i palazzi e ci indicano la giusta direzione: all’ingresso del museo (che non apre fino alle 10) ci accoglie Puppy, gigantesco cane ricoperto di fiori freschi meravigliosamente mantenuti (ma come fanno?).


Naturalmente si esauriscono le pile della macchina fotografica dopo i primi scatti. Rimandiamo il problema, tanto nel museo non si può fotografare. L’atrio centrale è luminoso e altissimo, tutte le gallerie gravitano intorno a questo unico ambiente: l’installazione attuale nell’atrio rappresenta una esplosione su una auto, tipo ford, in pratica sono una serie di auto tutte uguali con filamenti luminosi che volano ad altezze diverse. Al piano terra c’è la grande sala chiamata La materia del tempo di Richard Serra che ospita strutture enormi fatte di superfici sferiche, ellittiche e toroidi in cui è possibile entrare, mentre i suoni producono echi rimbombanti. Lo Snake è una struttura aperta che occupa in lunghezza quasi tutta la sala. Anche se l’audio guida è prodiga di spiegazioni, rinuncio a capire e provo a percorrere tutti i labirinti. Con il residuo delle pile faccio anche una foto proibita. Eccola!

Nei musei si cammina quasi come in montagna: è difficile enumerare e spiegare cosa c’è nelle varie gallerie: le scritte digitali rosse in varie lingue che salgono verso l’alto e che dall’altra parte scendono blu in lingua basca, la carica di lupi imbalsamati che volano a schiantarsi contro una parete invisibile, il gigantesco relitto che giace su un mare di piattini di porcellana rotti (Cai Guo-Qiang Reflexion- A Gift from Iwaki 2004), i giochi dello stesso artista con le espolsioni programmate e i fuochi d’artificio, la composizione dei sacchetti degli workshop dei musei famosi (mi piace!), le statue a grandezza naturale che si corrodono, lasciando vedere i segni del tempo, naturalmente la grandiosa collezione privata dei Guggenheim con quadri famosi di Picasso, Modigliani, Chagall, Rousseau …

Il giro del museo dall’esterno, dopo aver rinnovato le pile della macchina fotografica, ci mostra le curve del museo, lucenti come scaglie di pesce, da mille angolazioni, il ponte sul fiume che si fonde con tutta la struttura, la gigantesca Maman di Louise Bourgeois che doveva avere un ben strano rapporto con la mamma dato che la scultura è un ragno che sembra uscire da un film di fantascienza per accogliere a suo modo i visitatori.


Alla fine della visita ci accorgiamo che sono passate circa otto ore. Torniamo a casa a godere un po’ di meritato riposo, ma torniamo a Bilbao la sera a mangiare un po’ di pintxos nella parte vecchia della città. E’ facile: basta scegliere il bar giusto, prendere un piatto, riempirlo con i pintxos, ordinare due birre, pagare e guadagnare un posto in un tavolino libero in piazza. Il posto migliore è il caffè Bilbao a Plaça Nueva (non provate a farvela indicare dalla signorina Tom Tom perché è in zona pedonale, ma potete lasciare l’auto nel vicino parcheggio sotterraneo Arenal).


Domenica 26 luglio

Guernica
26 aprile 1937
Solo quando el ultimo arbol esté muerto, el ultimo rio esté envenenado y el ultimo péz atrapado, te dar°s cuenta que no puedes comer dinero (anonimo)
La pace più svantaggiosa è meglio della guerra più giusta (Erasmo da Rotterdam)
La violenza è l'ultima risorsa degli incompetenti (Asimov)
Non ci sono cammini per la pace, la pace è il cammino (?)

da Guernica al mare. Estuario dell'OKA (URDAI BAI). Spiaggie di Kanala e Laga. Manca un posto per l'auto.
La sera da Maria Luisa a Larrabetsu. E' un bar basco. Ostile? Mah

Lunedì 27 luglio

san Sebastian
Houdarribia (plaza se Armes). Il paese dove ci si perde. Strada panoramica fino a Donostia. Vento e oceano. Donostia: parcheggio Kursaal, città vecchia, Placa de la Constitution, spiaggia in centro.
Cena al Matsa

Martedì 28 luglio

Mundaka 
10 babà. Notiamo l'hotel El Puerto piccolino, bianco e blu, nel porto, ospita anche cani e gatti.
C'è anche l'Atalaya hotel con parcheggio privato (prezioso in questi posti).
Cena a Bilbao, placa Nueva. Ristorante deludente. Gelato ok.

Mercoledì 29 luglio

Si ritorna a Barcellona, Partenza alle 8:30 con baci e saluti. Arrivo a BCN all' Hotel Eurostars al Park del Vallès alle 14:15. Siamo sulla strada del posto di lavoro di Lorenzo (hotel anonimo, ma comodo). Alle 15:40 siamo a casa di Lorenzo da Indi che è sola e lì attendiamo Lorenzo.
Al ritorno verso l'Italia conosceremo La Bastide di Aix en Provence, splendido posto per pernottare con il cane.






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8 agosto 2009

Paesi baschi - parte prima

Martedi 21 luglio 2009

La signorina Chiara Tom Tom (che alla frontiera con la Francia si trasforma in Claire) ci ha portato direttamente da Bellamonte al parcheggio del Newhotel Arles Camargue, 45 Avenue Sadi Carnot ad Arles. Siamo partiti alle 8 del mattino e ora sono le 6 del pomeriggio passate. Brutto, caldo e trafficato di Tir il tratto Brescia – Piacenza (anche perché mi sono accorta di aver dimenticato a casa dei comodi sandali-ciabatte aperti), più gradevole l’autostrada dei trafori fino a Genova e quella dei fiori fino a Ventimiglia. In Francia c’è ancora lo stillicidio dei pedaggi, ma ora c’è la possibilità di pagare con la carta accanto al tradizionale tiro al canestro con le monetine contate.

L’hotel è in posizione strategica, parcheggio privato gratuito, il centro raggiungibile a piedi in pochi minuti. Costa 99,84 compresa la prima colazione e la tassa di soggiorno. Niente è dovuto per il cane. Solo il comodino sembra una lapide in pietra, ma tutto l'hotel ha questa impronta artistica. Andiamo a cenare in una brasserie all’aperto proprio davanti all’anfiteatro.

Mercoledì 22 luglio 2009

Ci attende la tappa Arles-Barcellona, ma dobbiamo tirare tardi perché Lorenzo esce dal lavoro alle 6 di sera. Scartata l’idea di un ulteriore giro per Arles, decidiamo di visitare Saintes Maries de la mer nella Camargue che più Camargue non si può. Paludi, cavalli e buoi. Il paese, piccolo, grazioso, turistico e ventoso, è sulla costa sabbiosa ed è famoso per la leggenda delle Marie (tra cui Maria Maddalena forse incinta) approdate qui. Cattolici e provenzali associano alle Marie anche Sara, protettrice dei rom celebrata tutti gli anni qui il 24 di maggio.

Si passeggia gradevolmente tra l’Eglise des Saintes Maries e le bancarelle colorate e proprio non posso fare a meno di comprare l’ennesimo cestino e anche una tovaglia per mamma.

Proseguiamo per Aigues Mortes, ma il traffico di auto ferme in fila ci fa presto cambiare idea. Quando ci avviciniamo alla frontiera con la Spagna il vento fresco si trasforma rapidamente in vento caldissimo e nulla possono i pur ombreggiati parcheggi che la Francia offre ai viaggiatori: il posto più confortevole è la macchina con l’aria condizionata.

Siamo in Spagna, Claire è diventata Clarita e la temperatura è sempre minacciosamente sopra i 30°. Siamo in anticipo e non sappiamo come perdere tempo: l’idea di una rimpatriata a Port de la Selva, sulla Costa Brava viene abbandonata subito e i parcheggi spagnoli sono decisamente meno confortevoli di quelli francesi (i migliori erano vicino Barcellona, ma lo scopriamo troppo tardi). Non ci vuole molto a raggiungere Barcellona, noi poi dobbiamo uscire prima a Saint Cugat del Vallès e qui ci pensa la signorina Clarita a farci perdere tempo con indicazioni ambigue, ma chissà con quale risoluzione il satellite sulle nostre teste vede il tormentoso intreccio di superstrade e cavalcavia! Comunque, dopo un po’ di giri a vuoto (andate a destra alla rotonda, prima uscita, tenete la sinistra, prendete l’autostrada, uscita più avanti …) siamo al Poligono industriale di Saint Cugat , Avenida Alcalde Barnils 64 (ma Clarita conosce solo il numero 70) e mancano solo 15 minuti alle 6. Quando Lorenzo scende giù, Indi non crede ai suoi occhi. Siamo felici di affidare la guida a Lorenzo che ci porta per strade segrete a casa sua, in Calle de la Marquesa de Montbui 19 intorno alla quale ho navigato virtualmente con le mappe di Google.

Sapevo già che la porta di ingresso sembrava quella di un magazzino in disuso, ma l’interno è gradevole: parquet, un divano, un tavolino, un mobile da cucina multiuso, una libreria con la tv al plasma regalo di compleanno, la sua cassapanca Ikea, un bagno e un disimpegno per la lavatrice. Una scaletta ripida porta al soppalco dove c’è il letto e uno sgabuzzino.

Non è male, ma io ho una crisi di stanchezza e di caldo che non passa nemmeno dopo una doccia, un minicrollo psicologico di quelli che odio avere. L’unica è mangiare qualcosa e andare a dormire.

Giovedì 23 luglio 2009

Al mattino la vita sorride. Si parte insieme a Lorenzo per i Pirenei verso il Parc National d’Aigüestortes (da non confondere con la francese Aigues mortes). Purtroppo si parte con due macchine (Lorenzo ha l’ex Doblò di Pigi, ormai convertito in un pulmino attrezzato) perché noi proseguiremo per i Paesi baschi e Lorenzo con Indi rimarrano sui Pirenei.

Tappa gradevole al Bar della Piramide sull’azzurro Enbalse di Sant Antoni (dopo Tremp)

Al Parco si accede da Taüll, paese suggestivo con chiesetta romanica. La nostra stanza è al El Rantiner (72 euro, prima colazione compresa)

Appena il tempo di ammirare la camera e Lorenzo il negriero ci porta in passeggiata su per i boschi verso un lago visto solo sulle carte. Come altre volte, sottovalutiamo il tragitto e portiamo pochissima acqua, così il lago rimane sulla carta. Sul sentiero che torna incontriamo un’altra coppia senza acqua, non siamo i soli distratti al mondo!

La cosa però ci fa apprezzare di più la sosta al bar del Mallador con tavoli in pietra con due birre gelate e un sumo di melocotòn (succo di pesca). Allo stesso bar ceniamo la sera con un delizioso fresco che sul tardi diventa un ancora più delizioso freddo.

Lorenzo pernotta con Indi nel doblò attrezzato (mamma, l’ho fatto un sacco di volte!) in un ancor più attrezzato parcheggio per camper con bagni e acqua fresca


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permalink | inviato da ludus49 il 8/8/2009 alle 16:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


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